Lions Club Cremona Duomo
Anno Sociale 2019-2020
Ringraziamenti ASST Cremona
Oggetto: erogazione contributo per emergenza Covid-19 - sostegno acquisto umidificatori.
Gentilissima dott.ssa Marussich,
ho appena appreso dell'avvenuta erogazione del vs. generoso contributo di euro 9.000,00, a sostegno delle attività connesse alla gestione dell'emergenza da coronavirus, principalmente per l'acquisto di umidificatori, e con la presente ringrazio sentitamente per l'importante gesto di solidarietà.
Concluse le operazioni contabili, si provvederà alla formalizzazione della donazione con adonio di apposito decreto, che provvederemo, successivamente, a trasmettere.
Nell'esprimere la nostra riconoscenza per l'attenzione, ancora una volta, dimostrata, Le chiedo di portare i nostri ringraziamenti a tutti i LIONS Club della città di Cremona e della provincia che hanno partecipato al contributo.
Distinti saluti.
IL DIRETTORE GENERALE
Dr. Giuseppe Rossi
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Service a favore dell’Ospedale di Cremona
Erogazione Liberale per acquisto Umidificatori da parte dei Lions Zona B e Zona C di Cremona e Provincia per emergenza Covid-19
In questa drammatica situazione i Lions di Cremona: L.C. Host, Stradivari, Duomo, Europea, Campus Universitas, Torrazzo e Leo Host, insieme ai Lions della Provincia : L.C. Vescovato, Casalbuttano, Casalmaggiore, Pizzighettone e Soresina, coordinati dai ZC Mirella Marussich e ZC Carlo Giorgetti, per le Zone di rispettiva competenza, si sono uniti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.
Infatti si è concluso con successo il Service a favore del NOSTRO OSPEDALE. Abbiamo donato, su suggerimento del Dott. Bosio, Primario di Pneumologia e il suo Staff che sono incessantemente “in campo” per salvare vite, gli “UMIDIFICATORI, apparecchiatura indispensabili a corredo dei Respiratori Salvavita.
Siamo orgogliosi di essere stati d’aiuto ai medici, a tutto lo Staff ospedaliero e ai nostri cittadini in questo drammatico momento.
Un grazie di cuore ancora a tutti i medici, infermieri, ausiliari, forze dell’ordine protezione Civile, Croce Rossa, e i volontari per la loro incessante attività per salvaguardare la nostra salute.
We Serve!
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Presentazione del libro: Il Palazzo comunale di Cremona, il tribunale provinciale, le Carceri e la loro storia
A Palazzo Trecchi si è tenuta la prima conviviale del mese di novembre del Lions Club Cremona Duomo, presidente Manuela Dorigo. Presente alla serata Mirella Marussich coordinatore distrettuale Lions day-Eventi. Ospite e relatore il Commendator Emanuele Bettini, illustre diplomatico, Presidente dell'Istituto della storia del Risorgimento italiano; appassionato studioso del Risorgimento e della storia di Cremona. Che ha raccontato alle socie presenti la sua felice scoperta del manoscritto redatto da Giuseppe Resti Ferrari, presidente dell'Imperial Regio Tribunale di Cremona nel 1840 . Da lui rinvenuto al mercato antiquario, in condizioni pietose, sfogliandolo si è accorto dell'importanza del testo, come testimonianza della realtà carceraria dell'epoca. Il proprietario stava per buttarlo via e glielo aveva ceduto volentieri. Dopo averlo fatto restaurare l'aveva inserito nell'archivio dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano.
Il relatore ha ricordato che dell'autore si sa molto poco; proveniva da Mantova. Molto ligio, attento, ossessionato dalla sicurezza a tutti i costi. In un momento di grande fermento lui scrive questo manoscritto lasciandoci una vivida testimonianza della vita all'interno delle carceri cremonesi nell'800. Dal testo emerge una realtà carceraria molto dura, drammatica. Lo scopo non era redimere, ma arrivare alla pena a tutti i costi. Da rilevare che qui a Cremona si stava meglio che in altre carceri nel resto dell'Italia. Per esempio le peggiori erano sicuramente quelle dello Stato Pontificio! Il trattamento nelle carceri dell'impero asburgico era di fatto più blando rispetto al resto dell'Italia. Anche perchè le leggi imperiali erano scritte da persone più preparate.
E nel manoscritto emerge anche il lato umano di chi gestisce le carceri e di chi vi è rinchiuso. Lo spazio comune era all'interno del Palazzo Comunale e anche il Tribunale. Vi erano poi due cappellette all'interno del carcere. Importanti perchè la chiesa era un centro di potere. I carcerati erano obbligati a confessarsi e le confessioni erano spesso falsificate; era normale l'estorsione di un'ammissione di colpa; il carcerato, analfabeta, firmava con una croce senza in realtà sapere cosa faceva. Del resto il cappellano era uno stipendiato e quindi doveva ottemperare agli ordini dall'alto...
Una relazione molto interessante, completata dell'intervento della socia Cele Coppini che ha approfondito alcuni aspetti storico-artistici. La Presidente Manuela Dorigo ha ricordato alle socie che il Lions Duomo si è reso disponibile a sostenere in parte la pubblicazione del manoscritto totalmente restaurato, corredato da saggi introduttivi a cura dell'architetto Angelo Garioni, che si è occupato della parte urbanistica, e di Cele Coppini che si è occupata della Cremona "scomparsa". Il libro è una importante testimonianza della storia di Cremona dell'800; quindi rappresenta un service del Club non solo a favore degli storici e degli appassionati cultori della materia, ma anche di tutti i cremonesi che amano la loro città e si interessano degli avvenimenti del passato che l'hanno vista protagonista. Il libro verrà presentato alla cittadinanza il 29 novembre e sarà disponibile per chi fosse interessato a fruire di questa importante testimonianza storica.
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Lo sgabello di Verdi
A palazzo Trecchi si è tenuta la seconda conviviale del Lions club Cremona Duomo, presidente Manuela Dorigo. Gradito ospite il Presidente del Lions club Verdi Busseto Pippo Bonanno con cui il lions duomo è gemellato.Ospiti e relatori Maura Quattrini e Davide Demaldè autori di “Lo sgabello di Verdi tra la gente del Castellazzo”, romanzo/racconto lungo di genere storico. Storia scritta a quattro mani, che però si basa su una minuziosa analisi di documenti storici, su fonti orali, vale a dire racconti e ricordi di pronipoti dei contemporanei di Verdi del luogo, su una raccolta di fatti realmente accaduti e, soprattutto, su un umile oggetto di uso domestico: uno sgabello. Di fatto è un volto inedito di Verdi quello che emerge dalle pagine del libro.
Giuseppe Verdi è sì il grande compositore, ma aveva anche una grande passione per la sua terra e per i contadini che vi lavoravano e risiedevano. La tenuta di Castellazzo cui fa riferimento il titolo si trova nel comune di Villanova, nel piacentino, comperata dal Maestro con i proventi della musica e gestita da lui stesso con la mentalità di un imprenditore agricolo.
I protagonisti del libro sono, in particolare, Demetrio Bellingeri, uomo di fiducia di Verdi, e suo figlio Silvestro. Di contorno contadini e personaggi che lavoravano a vario titolo per lui, orgogliosi di essere alle dipendenze di una gloria musicale. In un racconto che ci mostra il Maestro come lo avevano conosciuto i suoi contadini.
Il tutto è nato dalle ricerche storiche effettuate da Demaldè per ricostruire le origini del cognome e della famiglia e dal fortunato incontro, nelle riunioni in questo ambito, con Marcella Demaldè, in possesso di uno sgabello, che si diceva essere stato di proprietà di Verdi e da lui donato alla sua famiglia. Marcella era tornata al Castellazzo più volte perchè la sua famiglia aveva abitato nelle vicinanze e per capire la propria storia; e per appurare quella dello sgabello. Che, tramite perizia, era risultato compatibile con l'epoca.
Le ricerche degli autori sono partite analizzando il quadro di unione del piano catastale, le mappe, i fogli di famiglia con l'elenco di chi abitava al Castellazzo alla fine del XIX° secolo. Attraverso questi documenti e tramite le fonti orali hanno cercato di ricostruire la storia dello sgabello. Sembra che in effetti Verdi stesso l'abbia regalato a Demetrio Bellingeri e al figlio. Con la raccomandazione che doveva solo essere guardato e non utilizzato, altrimenti si rovinava. Demetrio aveva promesso che l'avrebbe regalato al primo figlio che si fosse sposato. Il maestro aveva fama di padrone oculato e piuttosto intransigente, ma era sempre al centro di tutte le conversazioni della famiglia. E la fidanzata di Silvestro, Regina, che tanto aveva sentito parlare del Maestro durante il fidanzamento, vede per la prima volta lo sgabello, Il dono di Verdi a Demetrio, quando si sposa. Regina è incantata.
Giuseppe Verdi nel libro è soprattutto il padrone che camminava tra la gente comune, la sua gente. I mezzadri, il fattore, la “residora” e tutti coloro che lavoravano per lui. E il racconto ce lo presenta come lo avevano conosciuto i suoi contadini. Un personaggio così celebre e famoso in tutto il mondo che si comportava come uno di loro. Padrone severo e intransigente ma portato a fare anche parecchie migliorie nella proprietà: ci teneva che i suoi dipendenti stessero bene così restavano nella zona e non migravano. E' un Verdi privato, più intimo. Visto con lo sguardo ingenuo del mondo contadino che si sente in qualche modo privilegiato perchè lavorava per un personaggio così famoso. E lo sgabello, suo dono, ne è un simbolo.
Marcella Demaldè è tornata più volte al Castellazzo collo sgabello. Una specie di vestale, che raccomandava alla nipote che vi transitava, accompagnandola: Ricordati che qui ci passava Verdi!
La presentazione è stata impreziosita dalla lettura di alcuni brani del libro da parte di Fabio Biselli, esperto cultore di storia verdiana.
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Il diavolo suona il violino
Giovedì sera, a palazzo Trecchi, il Lions Club Cremona Duomo, presidente Manuela Dorigo, ha tenuto la prima conviviale del nuovo anno lionistico. Gradito ospite il past governatore del Distretto 108IB3 Giovanni Fasani.
La presidente Manuela Dorigo ha innanzitutto presentato il suo programma; è sua intenzione dedicare il suo anno di presidenza alla nostra città e a ciò che le ruota intorno. Valorizzando alcuni aspetti che la rendono unica nel suo genere e ponendo attenzione al suo importante passato ma anche alle novità, ai giovani e al futuro. Un anno all'insegna della continuità e dell'innovazione.
Il past governatore Giovanni Fasani ha poi consegnato alla socia Giovanna Ghiringhelli la targa Melvin Jones fellow, la più importante onorificenza Lions, per i meriti acquisiti in questi anni di servizio e per lo spirito lionistico e la dedizione sempre dimostrati nei confronti del Club e dei suoi componenti, in particolare al seguito del past governatore nell'adempimento delle sue funzioni.
Relatore della serata il professor Mino Focher che ha proposto ai presenti un argomento un po' speciale: Il diavolo suona il violino, presentando lo strumento per eccellenza della città di Cremona in un'ottica un po' particolare. Pur avendo ben presenti l'immagine e la funzione di questo strumento, ha offerto un'interpretazione alternativa, curiosa e intrigante.
Perchè questo titolo innanzitutto? E' un argomento che riguarda storia, musica, religione. Paganini, per esempio aveva fama di indemoniato. Si diceva che il diavolo lo affiancasse sul palco e suonasse il violino per lui. Poi le incisioni, i dipinti, persino i cartoni animati....Sono cinquecento anni che il violino è abbinato al demonio.
Il relatore ha ribadito che per capire ciò è necessario porsi tre domande. Come viene considerato nel Medioevo chi suona uno strumento in contesti popolari? La musica in ambito profano è un mezzo che il diavolo usa per tentare l'uomo e indurlo a peccare. Il cristiano non deve divertirsi. Gli artisti di strada, i Ioculatores, non hanno nessuna speranza di entrare nel regno dei cieli: sono amici di satana, peccatori e quindi reietti per la professione. Niente sacramenti, niente sepoltura nei cimiteri.
La seconda domanda è perchè il disprezzo ed il terrore per la musica e il ballo si è riversato sul violino? All'inizio del 1500, fino al '700 gli strumenti per il divertimento popolare erano gli strumenti a fiato.
Quando arriva il violino intorno al 1550 diventa subito popolare per le richieste dei musicisti di strada desiderosi di avere uno strumento più potente e più comodo da suonare; diviene strumento del divertimento, della festa. Senza violino non si balla, non si fa festa e così un po' alla volta soppianta gli strumenti a fiato.
Il terzo quesito è: perchè la chiesa, sia cattolica che protestante è così terrorizzata dal ballo? Già san Giovanni Crisostomo afferma che il ballo è peccato mortale. Il mondo è fatto per soffrire, non bisognerebbe ridere e divertirsi... quindi poichè la danza fa ridere e divertire fa peccare. Inoltre la danza fa toccare i due sessi al di fuori del matrimonio. E' il diavolo che induce al peccato. Di conseguenza qualunque strumento faccia ballare è peccaminoso, in primis il violino naturalmente!
Inoltre c'è da considerare che un assembramento di persone, come si verifica in una festa, in un ballo, favorisce il diffondersi di malattie, di pestilenze. Ed è sempre il violino lo strumento in causa, artefice di tutto ciò!
Altri due elementi che rendono peccaminoso il violino: è uno strumento che imita la voce umana più di qualunque altro. Il liutaio è un essere blasfemo perchè è atto sacrilego voler dare voce umana a uno strumento.
Il violino poi è uno strumento che imita in modo esplicito l'atto sessuale... donne violiniste sono comparse solo recentemente.
Di conseguenza il violinista ha un prestigio nullo. Nel 1568 Hans Sachs nel suo libro Standebuche elencando le 114 professioni dell'epoca, in ordine di importanza e considerazione, mette al primo posto il farmacista, il birraio a metà, il cantante al 100° posto, il violinista al 107esimo! e all'ultimo posto? il giullare, cioè chi, per mestiere, diverte. E rimane così fino all'800!
Ecco perchè tante incisioni, quadri, opere di vario genere raffigurano da centinaia di anni il diavolo che suona il violino. E, ancora recentemente, alcune incisioni riprendono questo tema; il diavolo che suona il violino, con la sinistra naturalmente!
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